La forma non abita i mutamenti e l’inedito creare si mostra nel suo bello incompleto…

VANDA

Nel luogo pullulante di parole indossate da me donna estatica, statica, svogliata e

solitaria, seghetto il truccato sinonimo imposto e ne sotterro con forza lo stupido fardello.

La mia poesia non cattura, non seduce, segue affamata l’insufficiente bello, non atteggiato

nel dominante presente; ma, pur, nel disincanto, ricerco uno spazio da comporre destrutturando

l’oasi del determinismo, progettando una arbitraria alienazione dalla scrittura conosciuta, riconosciuta

e versata, nella struttura chiusa a originari segni del linguaggio.

 

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