Vandagrazia De Giorgi, si definisce pittrice dal colore che, incide un segno scomposto tra echi di tempo informali e umori di spazi consegnati al continuo trasmutarsi delle cose.
La sua tecnica spazia nei colori resi materici dall’uso di terre, gessi aderenti in composti acrilici e tratti anneriti di carboncino o sgretolate tempere su cera, racchiuse in allusivi reticolati o tracce vegetali.
Pugliese di nascita, in contrasto con il silenzioso dialogo di un Sud enigmatico, l’artista ne sfila i ritmi in accelerati flussi cromatici che, hanno ispirato un neoastrattismo opposto a un vuoto ordine sotterraneo di marginalità. L’identità esperienziale dell’artista si evidenzia nella manipolazione dei materiali agenti in senso combinatorio con il progetto di una scrittura visiva collegata da una sequenza di graffi ferrosi, poi incisi su una nera superficie, descrizione simbolica di un tempo terreno lontano, eppure, mai del tutto concluso. Lo spazio vuoto diviene così evocativo e l’assenza assume un antropogenico eco che, si mostra su una maschera in ferro dall’occhio bullonato in un rosso vetrificato .
Negli anni ’80, fa parte di un gruppo di ricerca sui linguaggi verbo –visivi , presso l’Ateneo dell’Università di Lecce, coincidente con performance e installazioni per un’arte in movimento. In tale duplice prospettiva, il colore nasce come diversa forma che lo rende tangibile su lastre rettangolari di ardesia, fogli di acrilico, rame , alluminio, foglia oro, tele, approdano all’esposizione nel  Castello Carlo V (Lecce), in occasione del Convegno su Riviste e Avanguardie nel ‘900 letterario, organizzato con il Dipartimento di Sociologia e Antropologia delle arti. L’innesto tra pittura e poesia, rimanda nel semantico “transfert” visivo e in questa occasione l’artista condivide il Manifesto sulla Poesia Visiva e un singolare confronto con Lamberto Pignotti.
Il suo percorso espositivo si è evidenziato in diverse partecipazioni ad eventi culturali con il patrocinio dell’Assessorato Turismo e Cultura.
A seguire in Francia con “Facades Imaginaires” Ministère de la Culture, du Conseil Supérieur du Mécénat, Ministère du la Coopération, Ville de Grenoble, du Conseil Général de l’Isére, du Cargo, et la participation
du groupe GMF, de la Fnac et avec le partenariatdes sociétés Reprofilm et Lev.
A Madrid, mette in scena “Arte Extramuros” per dire che l’arte rinasce nella gratuità di uno sguardo liberato da inebrianti metropoli… Questa realtà artistica registra un forte passaggio comunicazionale, che si riconosce nella molteplicità semantica, portata avanti dall’artista anche sulla poesia. Il senso della sua arte contenuto in un consapevole azzeramento è un anti-tetico recupero di emozioni connesse
all’indeterminato Altro.
Attenta e sensibile ai fenomeni culturali che declinano la società mondo, propone la sua ricerca artistica con una esposizione di immagini che coinvolgono una complessità di interrelazioni tra tecnologia e arte, attraverso un processo computerizzato produttivo di una potenzialità espressiva e comunicativa, in eventi come:

  • Le donne incontrano l’Arte 2010
  • Donne e Pluralità 2011
  • Manifesto artistico 2013 “Per la maggioranza silenziosa di donne che non possono prendere in mano la propria storia”
  • Arte In Vetrina 2015
  • Manifesto artistico per la Giornata Mondiale della Poesia 2015

Nel suggestivo spazio del Teatro Romano di Lecce, in occasione del concerto diretto da Egon Mihjlovic nel 2015, ospita le sue opere che si rivestono di tridimensionali effetti intersecati con audio e video,
generando forti emozioni. Continua il suo progetto di FutureArt, caratterizzato da proiezioni su ruderi antichi e un’idea moderna di fare arte.
Per Itinerario Rosa 2015, realizza un percorso visivo di Digital painting; Patrocinio dell’Assessorato Spettacolo, Eventi, Turismo e Marketing territoriale. Per una Europa contemporanea e per un arte estensiva di idee e aperta a nuovi spazi, ha partecipato ad Arte Bruxelles Regions D’Europe nel 2017, inoltre si è scritto di lei nella rivista Giovani Europei-Magazine – Speciale Arte Bruxelles. Espone in occasione del Premio Letteratura 2017 Spoleto Artisti International Art a cura della European Foundation Cory Aquino.
Nel 2018, riceve il premio a Spoleto Art Festival, Palazzo Mauri Biblioteca Comunale. Alcune opere dell’artista sono entrate a far parte nella raccolta di stampe e disegni della “Collezione Sgarbi“. Nel 2018 è presente con i suoi lavori al Premio Palermo Capitale Della Cultura, nel Teatro Biondo, alla presenza di Paolo Levi e Philippe Daverio.
Ha esposto anche all’OUD SINT JAN MUSEUM in occasione della BIENNALE INTERNAZIONALE DELLE FIANDRE (2018).
Partecipa alla 3^ Bienal de Arte Barcelona nella primavera del 2019, presso il Palazzo Gomis,sede del MEAM. Il suo lavoro artistico è segnalato sul CATALOGO DELL’ARTE MODERNA MONDADORI– “GLI ARTISTI
ITALIANI DAL PRIMO NOVECENTO AD OGGI”.

Negli anni ’80 nasce presso l’Ateneo di Lecce, il laboratorio di ricerca poetica e vengo coinvolto come docente di storia del teatro nell’obiettivo di potenziamento sinergico dell’Arte tout court. E’ così che conosco Vandagrazia De Giorgi, il suo lavoro sulla poesia visiva e i quadri verbovisivi. L’approccio concettuale dell’artista si propone interpretante di un forte effetto segnico esortativo di nuovi alfabeti e liquefatta la tossicità di claudicanti accostamenti fenomenologici, si enuclea nella sua esperienza pittorica, una forza espansiva, antitetica, a una immanente produzione autoreferenziale e oziosa di benevolo consenso.
Al vuoto di certezze e defaticante negazione, la corporeità dei segni scavati su strati terrosi, tracce nere di carboncino e cere seppiate, introduce in una trascendenza di ineluttabile insieme e diversità, opponibile, a una ipotiposi di simbolica finzione. Il discusso oggi diventa reale in asimmetrie di micro bagliori e ambivalenti interferenze aderenti nell’estremo abitato di irriducibile beckttiana attesa. Il limite non esplicato, l’incongruo, incarnato, tenta di comunicare l’insopportabile finzione del linguaggio e solo allora lo sfacciato colore privo di ingabbiate maschere, ci fa divenire matema di noi stessi. E’ un po’ come riprendere la sua poesia e svilupparla in un altro modo; ecco che nei suoi quadri la strategia verbale si lacera e la muta pulsione di Lacan , si rimaglia , si cuce, sulle fenditure inconsce tentando di trascrivere quel codice che altrimenti resterebbe un buco.
A. Luigi Santoro (docente di Storia del Teatro, Università di Lecce)
“A Vandagrazia De Giorgi per aver saputo valorizzare l’eterna bellezza dell’arte nel segno della continuità e della ricerca. Questo riconoscimento vuole evidenziare, attraverso la sua capacità espressiva, l’evoluzione del panorama artistico internazionale testimoniando la rilevanza del suo operato nel tempo e nella storia. La sua creatività ha saputo comunicare in modo personale la sua visione del mondo in un dialogo costante tra antico e moderno.”
Sandro Serradifalco
“Vandagrazia De Giorgi possiede il dono della composizione artistica libera da vincoli di forma e di colore. La sua narrazione pittorica informale e materica, è essenziale, immediata, volta a rielaborare ogni sfaccettatura della realtà con un linguaggio pittorico variegato e con intonazioni liriche. Una ricerca e una profondità di pensiero volti alla solidarietà, in un momento storico in cui l’arte può e deve diventare un ponte per superare le diversità culturali e sociali.”
Paolo Levi
“Io più di altri critici in Italia, mi sono spinto ad applicare un metodo che in Francia ha una lunga tradizione nel Salons des Refusés, nei quali fu possibile riconoscere, in tempi meno difficili e meno ‘affollati’, artisti come Manet o Gauguin. Ora ho preso visione di migliaia di proposte, ben sapendo che altrettante e più non si rivelano o hanno altri, diversi canali. Il progetto “Collezione Sgarbi” ne seleziona alcuni, come una costellazione in un firmamento in continua espansione. La scelta del suo lavoro per la mia raccolta di stampe e disegni attesta la valenza del suo operato e il costante impegno artistico. In un epoca segnata dal tentativo di assegnare un prezzo a tutto e tutti e un grado di spendibilità sul mercato, la collezione d’arte ritorna ad essere il mezzo attraverso cui le opere riacquistano il loro reale valore, senza “prezzo” e senza tempo.
Vittorio Sgarbi